Premio Boccioni 2005 – Parola e immagine

Dall’1 al 17 dicembre 2005
Premio Boccioni 2005 – Parola e immagine
La prima mostra dedicata ai giovani artisti del Premio Boccioni, promosso dal Liceo Artistico Boccioni e rivolto a tutti gli studenti dei licei artistici di Milano e provincia.
giovane arte, collettiva

 

 

vernissage: 1 dicembre 2005
catalogo: in galleria
orario: martedì a venerdì dalle 17 alle 19,30 o per appuntamento

Come per la passata edizione 2004, agli studenti dei licei artistici e degli istituti d’arte della provincia di Milano, che hanno partecipato al Premio “Boccioni” e sono stati giudicati meritevoli dalla giuria, viene offerta la possibilità di presentare ad un pubblico più vasto le loro opere. Si tratta di una occasione pressoché unica che gli studenti hanno accolto con disponibilità e piacere: in questo modo, infatti, i lavori proposti vengono sottoposti al giudizio non solo degli insegnanti, degli amici e dei compagni di classe, ma anche a quello certo più composto ed in genere meno benevolo dei frequentatori delle gallerie d’arte milanesi.
Il tema “Parola ed immagine”, proposto per questa VII edizione del premio, è stato visto come un diretto proseguimento della mostra “Nuove scritture. Poesia visuale nelle collezioni milanesi”, organizzata presso il nostro istituto nello scorso aprile, ed ha fornito a molti lo spunto per indagare in quella sorta di “terra di confine” tre parola, segno, immagine e suono che ha caratterizzato quella che è considerata l’ultima delle avanguardie del Novecento.

Arch. Giuseppe Como (Dirigente Scolastico)

E’ questo il terzo anno consecutivo che faccio parte della giuria del Premio Boccioni. Vi è stata quest’anno una partecipazione superiore a quella degli anni passati. Molte le opere giunte e la qualità mediamente buona, tenuto anche conto della giovane età degli studenti. Presenti la pittura, la scultura, la fotografia, i video, e le istallazioni. Anche quest’anno ho messo a disposizione lo spazio Bazart arte contemporanea, preposto alla sperimentazione artistica e aperto alle nuove generazioni, perché le opere premiate potessero trovare un momento di visibilità al di fuori dell’ambito strettamente scolastico, in un contesto frequentato da un pubblico ampio e qualificato. Tramite la mostra effettuata nel 2004, alcuni partecipanti sono stati invitati a partecipare al Premio San Fedele riservato ai giovani. Tale opportunità rappresenta quindi una sorta di lieson tra le più giovani generazioni di artisti e quelle che le hanno precedute, in un continuum ideale in cui l’arte funge da filo conduttore e motore culturale della nostra epoca.

Gabriella Brembati

IX PEMIO UMBERTO BOCCIONI 2005 – PAROLA E IMMAGINE

Parola e immagine hanno, da sempre, costituito un binomio felicemente produttivo e fecondo per le Arti Visive. L’integrazione di opere d’arte con testi scritti è stato spesso un accostamento sentito come dovuto, per meglio indirizzare l’attenzione sul significato più profondo dell’pera. Nel secolo appena concluso, che ha visto la società diventare proprio la società della comunicazione e del comunicare, e poiché in molti circostanze, seguendo alcune correnti artistiche, gli artisti si sono proprio orientati nel concentrare la loro ricerca sul valore stesso della parola, sul suo potenziale comunicativo più assoluto, emerge ancor più forte questo legame stretto tra opere e testo scritto. Anzi, in taluni casi, l’integrazione era diventata così forte che molte opere potevano venire anche senza immagini, ma diventare vere e proprie poesie visive. Sono pure innumerevoli e, in taluni casi tristemente sconosciuti, i testi letterari di molti artisti contemporanei e non: i celeberrimi Codici di Leonardo ma anche le poesie di Michelangelo; le teorie di Kandinsky, gli scritti di Rothko, ancora poesie di Klee per citare qualche esempio forse meno conosciuto. Un artista può esprimere non solo attraverso il genio della sua arte ma anche con il mezzo della parola scritta, più immediato forse, ma per questo non meno complesso e poeticamente inteso.
La riflessione cui sono stati spinti i giovani artisti è, in ultima istanza, proprio questa: legare una loro ricerca artistica ad un testo scritto, perché l’una e l’altro potessero vivere una stretta relazione, potessero avere un unico momento di condivisione e di concentrazione poetica. Un esercizio che spinge e convogliare il canale della propria ricerca artistica entro gli argini di una solidità e maturità di contenuti: lavorare secondo le proprie tecniche, avendo un testo come punto di riferimento, aiuta il giovane artista a trovare la via per una strutturazione del suo lavoro. Non basta solo produrre l’opera, occorre anche pensarla, concepirla come messaggio e non unicamente come prodotto estetico, o estetizzante.
Solo così le si dà una vita.
Nel valutare il lavoro non si poteva, quindi, prescindere dal considerare non solo il talento, ma anche l’aderenza e la corrispondenza che le opere hanno con il testo prescelto, così che i due momenti, artistico e letterario, confluissero in un solido momento rappresentativo e comunicativo. Come e quando si sottolineassero vicendevolmente, amplificandosi nei significati. L’ opera La rappresentazione della vita di Marco Manghi (1° classificato) ha senza dubbio lasciato trasparire tutto questo: il suo occhio, divenuto attento, è riuscito a cogliere, in un dettaglio architettonico, una metafora di forte spessore. Le linee sono perfettamente costruite e bilanciate, il lavoro è saldo e strutturato: nella scelta del testo, metafora esistenziale dell’ incertezza del vivere, consapevolezza della condizione umana tesa in equilibrio tra vita e morte, si rispecchia pienamente il suo scatto fotografico. Una composizione divenuta astratta, assunta il ruolo di icona simbolica del significato dell’umana esistenza. Maturità e correttezza formale lasciano intravedere, in questo giovane artista, la prospettiva di un talento che deve essere coltivato e reso maturo.
La tristezza è il nostro destino, di Francesco Colombo (2° classificato), si compie la sottrazione, con l’eliminazione. Una paura diffusa e condivisa si amplifica attraverso il rigore della sua opera, pulizia ed essenziale, che lascia, nel sospeso del senza nome e del senza volto, la nostra ansia ed angoscia umana. Sara Colciago (3° classificata) con On the Border sceglie di annullare completamente l’immagine per farne solo parola: la Storia e l’atrocità dell’immagine tragedia rappresentata dalla Guerra, non annullano un sentimento, un legame. Thomas e Sandro si ritrovano come persone, come uomini, a riemergere, evidenziati di rosso,dal lungo elenco di nomi e anonimi che costituiscono il resoconto finale, il saldo ultimo di vite umane che la guerra ha tragicamente comportato. Divisi da opposti schieramenti, ritrovano comunque, l’istanza del loro essere uomini e del loro essere amici. Una lettera è lo scritto utile a ricomporre le loro vicenda umana, a raccontarne la storia.
Tra i selezionati si trovano: Utopia, di Alice Dal Verme e Federico Minini, ricostruisce digitalmente un plastico urbano, partendo dallo scritto sulla città utopica di Thomans More, in cui è rimarcata, rendendola progetto, la distanza tra idea e realizzazione pratica. Sofia Gallotti con Le ombre su di noi cerca di ritrovare suggestioni emotive esternandole con un’accurata padronanza delle tecniche video e di montaggio. Il messaggio è meditato attraverso il genere di video-clip, linguaggio estremamente sensibile per i giovani. La mia Africa di Paola Macchia fa proprio riferimento al celebre romanzo della Blixen, che viene da lei metaforicamente riassunto in un rivolo di inchiostro, ripreso mentre scorre tra pietre e sassi. Le parole sono divenute gesto, movimento, immagine che scorrono ora non solo nelle pieghe dalle nostra memoria di lettori. Stefano Papazian, con la scultura intitolata Moriana, chiama in causa direttamente lo spettatore che può far luce, intervenendo sull’opera, sul testo trascritto. Opera non compiutamente conclusa ma di significato aperto alla sensibilità e al desiderio di approfondimento e conoscenza dello spettatore, libero di ridare, come l’artista, un valore nuovo alla città invisibile di Calvino. Tutto in un istante è l’opera fotografica di Stefania Romano cui va il merito, anche se con qualche accesso e incertezza, di essere intervenuta con una manipolazione tesa a trasformare le parole in un segno all’interno del lavoro.
Un riconoscimento speciale è stato dato a Serena Vestrucci che ha legato con fresca immediatezza la propria installazione, Le vocali, all’omonima poesia di Rimbaud. Le vocali colorate, come nel testo del poeta francese, diventano ora piccole caramelle, ammucchiate e offerte per essere prese e assimilate. Istantaneamente come il più semplice degli oggetti.
Il Premio Boccioni si riqualifica nuovamente come evento costruito attorno ai giovanissimi, per cercare di stimolare in loro la capacità di sviluppare un’operatività più matura e complessa. Il merito del Premio Boccioni è quello di rinnovare ogni anno, edizione dopo edizione, il desiderio di spingere i giovani a lavorare su se stessi e sui propri contenuti, non solo per maturare artisticamente, professionalmente, ma anche come persone. Nel panorama non sempre così edificante dell’arte contemporanea, facile all’esaltazione del già affermato, ma spesso cieca davanti alle nuove proposte degli emergenti, questo premio lascia uno spazio libero e consapevole, rivolto specificamente a tutti coloro i quali muovono, con incertezza, i primi passi nel mondo dell’Arte. Diventa, anche se è un’espressione non così compiutamente gratificante pur quanto efficace, vetrina per mettersi, prima che in mostra, in discussione.
Il Premio Boccioni è un luogo di scambio, attenzione, ma soprattutto è libero da pregiudizi e chiusure: conserva il merito di lasciare la possibilità di dire e di comunicare, specialmente ai giovanissimi, coi da sempre è rivolto.

Matteo Galbiati – ottobre 2005