PHOTOFESTIVAL: NUDO FEMMINILE, DUE FOTOGRAFI A CONFRONTO Enrico Cattaneo – Giacomo Nuzzo

Dal 27 Maggio al 5 Giugno 2019
PHOTOFESTIVAL: NUDO FEMMINILE, DUE FOTOGRAFI A CONFRONTO Enrico Cattaneo – Giacomo Nuzzo
Doppia personale, Mostra fotografica

Inaugurazione: Lunedì 27 Maggio 2019 dalle ore 18,00
sede: Galleria Scoglio di Quarto

Lo Spazio d’arte Scoglio di Quarto, in occasione del PHOTOFESTIVAL, inaugura lunedì 27 maggio alle ore 18.00, la mostra Nudo femminile, due fotografi a confronto di Enrico Cattaneo e Giacomo Nuzzo. Durante l’inaugurazione saranno presenti gli artisti e Stefano Soddu, autore dei testi di entrambi i fotografi. Sarà possibile visitare l’esposizione fino al 5 giugno.

Foto di Enrico Cattaneo

 

Testo critico di Stefano Soddu per Enrico Cattaneo: 

Ciclo di fotografie di nudi femminili. La mostra ha come titolo Ready-Made che richiama la tecnica dei cicli precedenti quali Guerrieri, Maschere, Scatole rotte, La natura morta dei miei stivali, Le Morandiane, Paesaggi. Il Rady-Made, come bene esprime Stefania Carrozzini nello scritto che accompagnava quella mostra ,” è un oggetto, un prodotto che è già pronto e non ha bisogno di essere creato, e qui è la foto ad essere prodotto, oggetto trovato e poi ricreato” in una serie di passaggi tra fotografie in digitale ed analogico che termina in una immagine in analogico, secondo la tradizionale tecnica dello stesso Cattaneo. Il lato ironico, tipica cifra di Cattaneo? Una striscia di simboli e icone in nero ai bordi della fotografia scattata in analogico con scritto: file, correggi, informazione, stampa , posta elettronica, masterizza, crea filmato, apri, residui derivanti dall’uso nel processo creativo di uno schermo di computer. All’interno della cornice, anch’essa sfocata, i nudi di Cattaneo sono sospesi in un’atmosfera senza tempo, rarefatta e nostalgica. Il set in cui si immergono le immagini è del tutto vuoto, ad eccezione di uno sgabello, rendendo inafferrabile il corpo della modella che sorride appena con lo sguardo rivolto al nulla. Il corpo si fa pura luce distinguendosi dallo sfondo solo per qualche grado in meno di chiarore. I pochi indumenti indossati dalla modella, di un grigio più scuro, in alcune fotografie sono leggeri e trasparenti: guanti che a volte nascondono il viso, una sottoveste ricamata, una collana di stoffa e soprattutto i capelli scuri e ricci che sottolineano un bel volto dai tratti intensi, contrastati e al contempo, in modo contradittorio, sfumati.

 

Giacomo Nuzzo, Photofestival
Foto di Giacomo Nuzzo

Testo Critico di Stefano Soddu per Giacomo Nuzzo:

La fabbrica è ora vuota. O meglio in assoluto degrado. Gli echi del lavoro risuonano ancora. Gli echi delle macchine rumorose e a volte pericolose vagano tra pareti scro- state, mattoni accumulati in disordine, tende industriali sfilacciate, vetri infranti, e si incontrano con lame di luce che filtrano da fessure delle pareti. Gli echi delle fatiche e dei turni stressanti e delle sirene di inizio e fine lavoro rimbalzano muti e nello stesso tempo assordanti nell’apparente vuoto del fabbricato.In quel luogo, già Linificio di Fara Gera d’Adda, per molti decenni, in assenza di sinda- cati e di verifiche sulla sicurezza, e in un ambiente malsano, hanno lavorato e vissuto centinaia di donne operaie. Le condizioni di lavoro erano di grande disagio. Alcune tra le più giovani erano per di più costrette a subire “attenzioni sessuali” da parte dei poche uomini, spesso capi, da cui dipendevano. Costrette a subire per non perdere il posto di lavoro, che, per quanto orrendo e poco pagato, consentiva loro di contribuire a mettere insieme il pranzo con la cena per la famiglia, trascorrevano sulle filande buo- na parte del loro tempo. Sia di giorno che, in caso di turni, anche nelle ore notturne. Giacomo Nuzzo in questa mostra dal titolo “Prima che tutto scompaia” presenta tre- dici scatti ambientati in quella fabbrica abbandonata. Ogni scatto è un vero e proprio racconto e metafora di un ricordo. Un viaggio nella memoria per non dimenticare. Una denuncia della condizione femminile indifesa e per questo, nuda senza alcuna copertura di abiti, esposta senza filtri alla violenza del quotidiano. È anche un omaggio al sacrificio di molte donne che oltre il lavoro in fabbrica si occupavano della famiglia. Protagonisti di tutte le fotografie: una non giovane signora semplicemente vestita di una tunica bianca che pare una guida necessaria per rievocare il passato (ex operaia della fabbrica?); una ragazza che mostra la sua indifesa nudità con un viso bello e al contempo antico ed enigmatico, incorniciato da capelli neri e lunghi; le luci e le ombre e gli stessi ambienti anch’essi nudi e decadenti dei capannoni.