Pat De Caro. Incognito

Dall’8 al 29 ottobre 2004
Pat De Caro
Incognito
arte contemporanea, personale

 

vernissage: 8 ottobre 2004 dalle ore 18,00
catalogo: testo di John Boylan
orario: da martedì a venerdì dalle 17 alle 19,30 o su appuntamento

Pat De Caro
Incognito

Le opere recenti di Patricia De Caro si basano su una tecnica la cui semplicità può trarre in inganno. L’artista dipinge bambini, a volte mascherati o con cappuccio tipo Barman, con orsacchiotti nelle mani, che giocano tra piscine gonfiabili, canne d’acqua e vasche, lavabili, gabinetti. Serpenti in secondo piano si snodano spesso attraverso le sue opere.
L’artista crea questo piccolo mondo in monocromo nero con pittura ad olio mescolato con emulsione d’uovo, che potrebbe sembrare inchiostro. Dipinte su carta trasparente, le figure sembrano disegni eseguiti a penna ed inchiostro e poi ingrandite. De Caro approfitta della traslucidità della carta trasparente per disegnare a strati. Assembla le pitture con attenzione, creando un impressione di collage, combinazione in modo armonioso per ottenere un’insieme di grandi dimensioni. A volte i fogli sono sovrapposti, altre volte no. In alcuni casi diverse versioni della stessa immagine sono sovrapposte, in altre si compensano. L’effetto ricorda quello di un musicista che crea diversi brani per sovrapporli, come il pianista Bill Evans che suona un duetto on se stesso.
A volte la sovrapposizione di strati crea un movimento, ma ciò è appena accennato, per nulla evidente. Un braccio o una gamba potranno essere disegnati due o tre volte e sovrapposti come gli strati che danno un’idea di come un cartone animato apparirà una volta prodotto. Con ogni sovrapposizione l’immagine potrà diventare più evidente, o può succedere in contrario. Invece di sovrapporre strati di pittura, De Caro sovrappone strati di carta bianchi.
Le sue opere riflettono una lotta dinamica tra sicurezza e pericolo, tra la vita tranquilla e quella piena di ansiose minacce, tra paura e il piacere del gioco. De Caro esplora una corrente di inattesa inquietudine che scopre la vita, e in particolare sotto quella dei bambini. Si tratta di quel mistero domestico, quel profondo sospetto verso il quotidiano, in questo caso incentrato nel mondo dell’infanzia, che diventò di crescente importanza nella seconda metà del ventesimo secolo in artisti molto diversi tra loro come Eric Fschl e David Lynch. Si percepisce la fragilità dei bambini attraverso episodi di attenta concentrazione che sono indispensabili per rendere il corpo di un bambino con evidenza, punteggiati da momenti di rabbia, passione, gioia, desiderio, tristezza senza restrizioni. Le canne per innaffiare diventano armi, mentre un orsacchiotto è così profondamente prezioso che vale la penda difenderlo. La carta trasparente accentua la fragilità resa dalle immagini. Fragile nella sua stessa essenza, con la sua traslucidità offuscata, che serve anche a ricordarci che non tutto è come appare.
Per fare un esempio, De Caro inserisce nel racconto un adulto: un uomo robusto che nell’opera intitolata “Dondolo” lancia nell’aria, sopra la sua testa una piccola bambina mascherata. L’uomo rappresenta una colonna, un mitico punto di forza, un supporto. Nello stesso tempo, il fatto che l’uomo appaia su uno degli strati inferiori di carta trasparente si sfuma in uno sfondo di sogno. Evidentemente, la bambina non fa parte di quello sfondo, ma rappresenta l’attualità, e, a giudicare dall’espressione, l’atteggiamento è, nella migliore delle ipotesi, neutro rispetto al futuro immediato: cadrà o sarà sostenuta? Alla fine, le domande poste dalla De Caro sono molto più numerose delle sue risposte. Il suo vocabolario apparentemente semplice è invece complesso. Al di sotto di questo mondo se ne trova uno sconosciuto, come indicato con più evidenza dalla presenza simbolica dei serpenti. Essi vivono nell’inconscio di ciascuno di noi: anche in quello di De Caro e dei bambini. E’ quello un mondo vividamente reale, acutamente inquietante, in agguato appena fuori dal campo visivo.

John Boylan