Messaggio Terra 2003, cosa lasceremo? Mostra dedicata a Pierre Restany, 117 artisti di 39 paesi

Dal 16 al 30 settembre 2004
Messaggio Terra 2003, cosa lasceremo?
Mostra dedicata a Pierre Restany, 117 artisti di 39 paesi
arte contemporanea, collettiva

vernissage: 26 settembre 2004 dalle ore 18,00
catalogo: a cura Paolo Barrile e Adriano Pasquali
orario: dal martedì al venerdì 17-19 (altri giorni per appuntamento)

Dedicata a Pierre Restany

Pierre Restany è morto il 29 maggio 2003 a Parigi. Io sono stato, quasi certamente, l’artista che, per ultimo, ha avuto rapporto con lui.
Gli avevo scritto una lunga lettera agli iniziai dicembre 2002 informandolo sulla mia attività e raccontandogli, come facevo sempre, di aver cura della sua salute. Non ebbi risposta. Restany rispondeva sempre alle mie lettere. Preoccupato, ai primi di marzo telefonai, dapprima all’albergo dove lui sempre scendeva quando veniva a Milano e poi alla D’Ars. Seppi che era stato ricoverato in ospedale durante l’inverno per diabete. Era mia intenzione proporgli di partecipare all’azione di mail art mia e di Adriano Pasquali “Messaggio terra 2003 – Cosa lasceremo?

Non ci riferivano a quanto l’artista aveva prodotto dal vivo, agli effetti, ai ricordi, i rimpianti che aveva lasciato, ma a qualcosa di più concreto e materiale, qualcosa che sarebbe andato a ingrassare il terreno. Quale humus era migliore del cervello di un artista?
Pierre aveva sempre partecipato alle mie azioni. Ma questa volta la situazione era scabrosa perché non era psicologicamente corretto propone una cosa del genere a uno che è appena uscito dall’ospedale. Ci rifletti a lungo, molto a lungo, alla fine, verso la metà di marzo gli scrissi. “Non ho difficoltà a confessarti che ho pensato a lungo prima di inviarti questo invito” gli dicevo. “Se per appunto, se era di buon gusto, se non ero indelicato. Questione di riservatezza, di stile. Pierre è artista, capirà. E inoltre mi sembra che il male sia passato, che è una cosa che ti sei lasciata elle spalle e che, comunque, ti ha insegnato ad essere più saggio. Insomma non facciamo la figura dell’artista cinico ed egoista”. In fondo io stesso in quelle settimane ero stato sottoposto a un intervento agli occhi (glaucoma).
Dopo una decina di giorni gli telefonai per avere un contatto e una risposta. Erano le undici del mattino, si scusò e mi fece dire che era debole e che non si sentiva di venire all’apparecchio. Che gli telefonassi dopo alcuni giorni. Lo chiamai la settimana seguente, parlammo a lungo, mi disse che si sentiva affaticato e che stava facendo delle cure . Circa il nostro progetto, aggiunse, mi avrebbe inviato una radiografia. Cosa che fece. Elaborammo questa radiografia al computer con Adriano e gliela inviai in cinque varianti. Lo chiamai il 7 maggio. Mi disse che aveva fatto la sua scelta e che me la avrebbe trasmessa per posta ma, soprattutto, cosa più grave, mi comunicò che aveva perso l’uso delle gambe. Questa nuova mi raggelò, ebbi una reazione rabbiosa, disperata. Non ci credetti, non ci volevo credere. Mi alzai con impeto, (ero nello studio): avrei voluto afferrarlo per la spalle, mettergli la mani sotto la ascelle, sollevarlo e ma, abbracciarlo stringendolo forte per trasmettergli quella forza che io stesso non avevo, per sentire ancora una volta il suo profumo di fresca lavanda. Avrei voluto che quei settecento e passa chilometri che ci dividevano si annullassero. Per rincuorarlo. Cosa che comunque feci.
Ma cosa puoi dire a una persona che è più intelligente e consapevole di te? In quella conversazione Pierre, seppur fermo, mi era parso un po’ giù. Rientrai a casa col cuore lacerato e trasmisi quella brutta notizia a mia moglie; quella lacerazione mi rimase per tutta la giornata, per molti giorni seguenti e ancora non mi ha lasciato.
Con una sua lettera del 10 maggio Pierre mi inviò la fotografie che aveva scelto ed approvato. Il 29 è mancato. A volte, di notte, lo sogno. E’ bello. Lo bacio sulla guancia e gli dico: “Sei bello, Pierre, sono innamorato di te”.

Paolo Barrile

 

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