Mauro Olgiati. Africa – tra libri e polaroid

Dal 9 al 30 giugno 2004
Mauro Olgiati
Africa – tra libri e polaroid
arte contemporanea, personale

vernissage: 9 giugno 2004 dalle ore 18,00
catalogo: testo di Evelina Schatz
orario: martedì a venerdì dalle 17 alle 19,30 o per appuntamento

Vuoi farti ricco?
Vendi allora i libri a Timbuctù
(antico detto dei Tuareg)

Premessa:
In poche righe è difficile agguantare l’uomo e presentarlo come si deve. Ma la velocità, l’iperbole, la sintesi – argomenti in movimento – mi attraggono. Sarebbe bene sentirsi dire dall’amico: “Un giorno che hai tempo ti racconterò”. Invece tocca fidarsi della memoria, della percezione di passaggio. Sempre un tradimento.

Preferirei di no, ovvero la nuova Shāhrazād

Mauro Olgiati, magentino classe 1940, da sempre offre agli amici il volto di un ragazzo incantato. Sommerso dai suoi 10 mila volumi o più – gigantesca mappa del mondo per immagini, – cosa sogna il nostro? Verso dove riprende il cammino mentre ascolta un amico che recita i versi di Samarcanda e Timbuctù, di Mytičši e Kara-Kum in quell’intenso vuoto, in quel denso spazio dove si muovono i libri come i cammelli? Si, sono proprio i libri – le vere navi nel deserto. E Olgiati – artista e sognatore – Olgiati si muove nella crociata per salvare i libri costruendo libri a mano, per salvare il mondo e la sua memoria tradita dalla fretta.

Le sue armi? Non legge. I libri, lui, li guarda con voluttà e sconvolgimento. Li inventa. Li ricerca. E’ lui la nuova Shāhrazād. Quella dell’ascolto.

Uno dei piaceri più sottili è spiare i libri nelle librerie del mondo, andare ad annusarli dentro, fra banchi e scaffali. Oggi – un’impresa improbabile tra tanto affollamento, tutto va a massa, più di 50 mila volumi l’anno rovesciati nelle librerie d’Italia, più di 30 mila novità. Ma Olgiati conosce la vecchia regola (lo guida lo spirito antenato di contadino): il libro cattivo scaccia quello buono. O entrambi svaniscono nel nulla. Per non rischiare, non legge. Ciò che non si può dire bisogna tacere. E lui sceglie con cura e pazienza orientali. Ci ricorda il pensatore rinascimentale Giulio Camillo Delfinio, il quale sognava di realizzare un edificio della memoria, la cui struttura essenziale riproduce quella di un teatro a pianta semicircolare, diviso in 49 cellette (sette di base e sette d’altezza) dove catalogare il mondo del sapere conosciuto. Una sorta di Internet avanti lettera. Già un’idea di ipertesto dove ogni concetto è coniugato a immagine e simbolo.

Camillo visse a lungo a Milano. Di certo il suo spirito si è intrecciato con quello di Olgiati sulle strade delle bancarelle e dei bouquiniste.

Ed ecco che Mauro sta inventando per la futura rete dell’informazione i primi simboli o segni per costruire i nuovi geroglifici. Tra 450 anni forse diranno, come noi di Camillo, che a sua insaputa è stato lui l’inventore dell’Alfabeto 2000.

Evelina Schatz