Irina Schwarz. Il giardino degli ulivi

Dal 8 al 30 giugno 2006
Irina Schwarz
Il giardino degli ulivi
installazione, personale

vernissage: 8 giugno 2006 ore 18,00
catalogo: testi di Cristina Rossi e Valeria Vaccari
orario: martedì a venerdì dalle 17 alle 19,30 o per appuntamento

I contadini del sud dicono che per gli ulivi ci vogliono cinque esse: Sole, Sale, Sassi, Solco, Scure. Il Sole del Mediterraneo scalda e fa maturare, il Sale del terreno salmastro addolcisce l’oliva, i Sassi fanno respirare il terreno, il Solco lo rivolta e lo rinnova, la Scure pota e alleggerisce la pianta. Ma l’elemento che maggiormente contribuisce a rendere l’ulivo rigoglioso e forte è il Tempo. Gli ulivi sono alberi molto longevi, possono raggiungere i cento anni di vita. Il tronco appare contorto e nodoso, pieno di rientranze e asperità. Spesso dà asilo a piccoli animali, a colonie di formiche. Irina Schwarz è affascinata dalla pianta d’ulivo e desidera rendere eterna la sua vita, innestando attraverso l’arte nuovi germogli e nuova linfa. Al momento della potatura, l’albero alza penosamente le sue braccia spoglie verso il cielo, privo di gemme e di indizi della fioritura. Irina inserisce piccole foglie di legno nuovo, cedro della florida, ciliegio, cipresso profumato. Il rame si insinua nella corteccia, segue le pieghe del tronco. Sottili fiori di legno rosato si innestano nel fusto. Con sottile maestria tecnica Irina fa rivivere un piccolo giardino di ulivi centenari. Il giardino, come la foresta è il regno della quiete e della pazienza dove ogni micro organismo si rigenera nel silenzio. Come l’antro umido e profumato dove lo scultore affronta ogni giorno l’incontro con il materiale vivo, coi suoi odori naturali e artificiali e i suoi strumenti di lavoro. La scultura è una lotta e un sottile procedimento alchemico, anche il Tempo gioca le sue carte aggiungendo toni e virando i colori. Irina ha studiato le tecniche dell’intarsio, del restauro: è abituata a rispettare il passaggio del tempo, a seguirne le tracce della storia e dell’ingegno umano. Ha imparato ad assecondare le variazioni del legno ed esaltarne le venature. Nelle prime opere della serie “Alberi”, l’artista impiega tutta la sua maestria nel levigare, lucidare il tronco e assottigliare le foglie per renderle quasi impalpabili. Sono rami giovani, ancora fluidi nella struttura. Il colore giallo bruno e ambrato comunica calore e serenità. Nelle opere di grandi dimensioni, Irina mantiene le asperità e i nodi del tronco, il suo colore bruno e innesta gemme di legni diversi rispettando l’indole dell’albero. Irina Schwarz ha scelto di non plasmare animali o uomini, perchè l’albero stesso è una scultura primigenia che lavora internamente al motore silenzioso della natura. Il suo lavoro parla della necessità di rispettare i delicati equilibri che governano l’habitat in cui viviamo, imparando ad inserirsi in esso in maniera discreta e consapevole, trovando il tempo di contemplare la perfezione del creato. In silenzio, nella quiete.

Valeria Vaccari

 

E’ sorprendente questa trasferta di tronchi di ulivo, dalla campagna della zona di Orvieto: una materia speciale, il legno di ulivo, nella quale l’artista ha colto un’eccellenza, uno stimolo e una sfida. Così sono nate le sculture, la “foresta” che Irina ha voluto creare. Non c’è contrasto/conflitto tra natura e cultura; la forte fibra dell’ulivo ha quasi imposto al lavoro di intaglio un arretramento dell’artista, quasi una soggezione alla materia, ma soprattutto un modo nuovo di rapportarsi al proprio lavoro. “Il pioppo è morbido, l’ulivo è talmente duro, le sue venature sono così forti e più è vecchio più accentua questa sua caratteristica, che non mi posso imporre, anzi ho cercato di dare leggerezza, di essere io lieve…
E’ come se questi tronchi avessero la forza di prendere il meglio della creatività, di toglierle quella componente conflittuale che ne è pure parte, restituendo allo “spettatore” una pacatezza che lo libera dal conflitto tra natura e cultura.
L’artista ci pone di fronte a uno scenario dove le sue sculture, i suoi ulivi, sono i protagonisti assoluti, non solo per la forza che emanano ma anche perché imprimono un cambiamento di prospettiva dello spazio e dei ruoli, una specie di trasformazione della mappa dei sensi.

Cristina Rossi

Foto di Grazia Ribaudo