IN DUE. CHRISTOPH SCHEUERECKER e ANNA DI FEBO

Dall’8 al 28 giugno 2011
IN DUE.
CHRISTOPH SCHEUERECKER e ANNA DI FEBO
arte contemporanea, doppia personale

vernissage: mercoledì 8 giugno 2011, ore 18.00
orario: da martedì a venerdì: dalle ore 17.00 alle 19.30 o per appuntamento

Mercoledì 8 giugno la galleria Scoglio di Quarto di Milano, inaugura dalle ore 18.00 con la doppia personale degli artisti Christoph Scheuerecker e Anna Di Febo.

La mostra intitolata IN DUE (due personali) proporrà al pubblico una selezione di lavori sulle api e un’installazione di 295 lampadine in cera di Christoph Scheuerecker e una serie di lavori in cera di Anna Di Febo risalenti agli ultimi anni di attività.

Christoph Scheuerecker è nato a Monaco di Baviera nel 1963. Ha studiato scultura con Heribert Sturm presso l’Accademia delle Belle Arti a Monaco. Espone dal 1984 soprattutto in Germania in mostre personali e collettive, in spazi pubblici e in gallerie private. In Italia espone a Milano presso la galleria Dieci-due e, sempre a Milano, effettua personali presso le gallerie Bazart Arte Contemporanea e Scoglio di Quarto
Anna Di Febo nasce in Atri (TE) nel 1965. Dal 1979 al 1983 segue lezioni di disegno del pittore Carlo Verdecchia e nel 1987 si diploma all’Accademia di Belle Arti di Perugia. Attualmente vive a Roma.

La mostra è accompagnata per Anna di Febo da un pieghevole con presentazione di Gérard-Georges Lemaire e da un pieghevole di Christoph Scheuerecker con presentazione di Stefano Soddu.

Progetto: Gabriella Brembati

Inaugurazione: Mercoledì 8 giugno dalle ore 18,00 – Visitabile sino al 28 giugno 2011.
Aperto da martedì a venerdì dalle ore 17,00 alle 0re 19,30 0 su appuntamento

Christoph Scheuerecker
C’era un “confronto”

Ho conosciuto Christoph Scheurecker a Monaco di Baviera. Sono trascorsi più di dieci anni. Me lo ha presentato Babette Eid, anch’essa artista e amica. Mi ricordo un appartamento spartano. Pochi gli arredi. Grandi tavoli sparsi per le stanze. Migliaia di disegni di piccole dimensioni ricoprivano le pareti e i tavoli. Disegni di api: teste di api, ali e zampette di api, anatomia delle api. Nuvole e sciami di api. Ci racconta della sua attività di artista e apicoltore. Le sue api succhiano i fiori nei giardini pubblici di Monaco. La sua passione di artista e di apicoltore sono legate indissolubilmente. L’artista e l’apicoltore in lui coincidono.
L’arte è, per Christoph, mezzo per amare le api e il loro dorato prodotto. E’ strumento per amare la natura nella sua laboriosa vita, nei cicli vitali che in continuo in essa si susseguono. Ecco quindi in mostra gli eterei pollini, le loro forme geometriche, i fiori e il richiamo dei loro profumi. E ancora le arnie, intervento umano a servizio della laboriosità delle api. Il favo dalle celle esagonali. La musica delle api in volo. E poi l’ape regina con il suo fedelissimo seguito. Il miele, dolce dai più svariati sapori secondo i fiori succhiati, nel loro regno di cera. E così la cera, materiale che l’uomo usa anche per l’arte, viene utilizzato da Christoph Scheurecker per comporre una installazione di 295 lampadine , simbolo di luce e di calore, che offre una lettura del mondo e spezza, con il suo intenso e latteo chiarore, le tenebre. In questo modo la mostra che ci propone Christoph è anche metafora di misteri appena svelati. L’”alchimia” delle api (dal polline all’oro del miele) richiama simbolicamente l’”alchimia” dell’arte. Dove tutto è possibile, anche ciò che appare improbabile.

Maggio 2011 Stefano Soddu

Anna Di Febo
Figure assenti dentro uno studio di cera

Già nel 1930, nella presentazione di una mostra della galleria Goemans a Parigi,
dove furono riuniti dei collages di Dalì, Duchamp, Arp, Picasso, Picabia, Tanguy, Louis Aragon dichiarava che “non ci sarebbe assolutamente niente di nuovo nel mondo se non si dipingesse più…” E profetizzava la fine della pittura così come la si intendeva. Anna Di Febo fa pittura senza pittura, in altre parole senza i motivi tradizionali. Non è di certo la prima a farlo, si sa: Alberto Burri ha utilizzato sacchi di juta, Villeglé e Aeschbacher, manifesti (ecc.). Nel suo lavoro, la cera ha occupato il posto dei pigmenti, uova e leganti. Questo cambia tutto.
Ma la pittura sussiste nella sua essenza. Questo materiale le permette di produrre una sensibilità nuova, di trasparenze tali che danno al dipinto una profondità non più legata alle teorie di Alberti o di Piero della Francesca, ma che non di meno costituisce una vera e propria prospettiva mentale. Mette l’accento sul colore (desidera “vivere nell’oltremare, nel magenta, nel blu di Prussia e il carminio e di altre tinte, indistinte”). Ogni colore è legato ad una forma. Le sue forme ci appaiono informi. Il che è un errore. Così, le sue uova non sono semplici forme ovoidali, ma cornici che racchiudono una forma assente. Il colore insinua questa presenza in apparenza occultata. Procede un po’ alla maniera di Josef Sima: dire il più o meno, ma introducendo un’estrema sottigliezza di sensazioni e di sentimenti. Ella è metonimica per definizione. Sembra tacere, ma sa essere d’una eloquenza travolgente.
Il suo Filo rosso (trittico) è lo spiegamento, in seno ad uno spessore biancastro di sottili linee sinusoidali rosse che ondeggiano addensandosi, si ritirano, incrociandosi. Queste linee di vita (è il sangue o una metafora del sangue) non possono interpretarsi tali e quali: devono essere provate al corpo perduto, e prendere tutto il loro senso in fondo all’occhio, là dove la pittura afferma di essere “cosa mentale”. Nel paradosso di questo incrocio di sensi e di pensiero.
Questa forma rossa incurvata? È un nido sospeso nell’infinito delle sue reminiscenze, ma anche un “deposito immobile […], dorme lì. Ma è un istante di sonno e di riposo. Non per sempre resterà lì nel nido.” Il cuore è frutto di una visione, “il cuore immobile nel silenzio dell’acqua immobile del lago”, prigioniero del suo elemento come Ofelia nel quadro di Millais, che va alla deriva per l’eternità dell’immaginario.
Questi quadri, Anna Di Febo li ha creati come il compendio di sogni, di meditazioni e di esperienze. Racchiudono un’idea della pittura e un’idea del sentimento della pittura.
Questa pittura è sapiente, sottile e rapita di bellezza, ma di una bellezza inaudita, che non esiste se non nel suo spirito (è la sua poetica), nel e con il rischio costante della sua genesi, la bellezza che prospetta, così calma e così avvincente, è in realtà una messa in pericolo dell’anima.
Gérard-Georges Lemaire – Milano, aprile 2011
Presentazione della monografia di Gérard-Georges Lemaire su Anna Di Febo, Gino Di Paolo Editore.