Per Amore

Dall’8 al 9 dicembre 2007
Per Amore
Mostra itinerante di arte contemporanea in favore dei più deboli
arte contemporanea, collettiva

vernissage: 8 dicembre 2007
catalogo: testo di Matteo Galbiati
orario: martedì a venerdì dalle 17 alle 19,30 o per appuntamento

Arte Per Amore… Arte Per Speranza
Siamo abituati ad interpretare il senso di una mostra d’arte principalmente come contenuto culturale e scientifico; come occasione per offrire una lettura che si incentri sul lavoro di un singolo artista, di un gruppo o di una corrente oppure come analisi ed approfondimento di una tematica-argomento attraverso un insieme eterogeneo di opere, per periodo e per autori, con una comune – manifesta o più intima – affinità e sensibilità. Il criterio, sotteso a tale intenzionalità, è pertanto quello di rendere propositivo l’aspetto della ricerca e dello studio, della documentazione e dell’analisi, dell’approfondimento e della diffusione della cultura. Non pare il caso di citare, per ovvie ragioni, tutte quelle mostre che scelgono invece di privilegiare, assecondandolo, l’aspetto modaiolo e mercantilistico, e che lasciano però svilire e svuotare i nobili contenuti delle opere, rendendo evanescente la qualità con la conseguente riduzione di valore, non solo dell’opera stessa, ma anche del talento che l’ha concepita. L’arte, nelle suddette manifestazioni, resta comunque – tranne rarissimi esempi – legata ad un circolo ristretto di fruitori e, per quanto possa essere avvicinata dal grande pubblico in talune circostanze, si mantiene sempre un po’ slegata rispetto al vivere quotidiano e alle sue problematiche. Può parlare, è vero, dell’oggi e capirlo nel profondo, a tal punto da esserne permeata, ma si pratica in un contesto inevitabilmente circoscritto. Può essere anche voce di denuncia, di visione sociale, di impegno civile ma sempre in una posizione legata ad un territorio altro della conoscenza e perciò meno palesemente pertinente ed aderente all’esperienza. Nel caso della mostra Per Amore non si è voluto assolvere ad una ricerca culturale ed intellettuale, ma è stata concepita come luogo di incontro di artisti che volontariamente hanno accettato di mettere la propria arte al servizio effettivo del prossimo: le opere raccolte, eterogenee per ricerche e mezzi espressivi, sono state infatti donate per sostenere, con il ricavato della loro eventuale vendita, associazioni o realtà che operano nel settore sociale. Credo sia anche importante sottolineare come, senza distinguo, antagonismi e contrasti, sia artisti affermati e storicizzati sia altri ancora in corso di formazione, sia della nuova che della vecchia generazione, siano stati uniti e coesi nell’accettare di intervenire. Hanno permesso ai loro lavori di concedersi – dando per altro uno spaccato estremamente variegato della ricerca artistica contemporanea – come mezzo di mediazione, se non di intervento diretto, tra il pubblico e l’atto di solidarietà realmente offerto. Per loro è un modo di poter riconoscere la propria utilità per la società in termini più concreti di quello che generalmente si crede possibile fare attraverso l’arte. Non è trascurabile porre l’attenzione sul fatto che, un’iniziativa come questa, esemplifichi in generale un indirizzo diverso dato alla possibilità di praticare un’esperienza di intervento solidale. Una mostra che non si compone solamente di piccole opere, ma di piccoli gesti spontanei ripetuti, accostati uno all’altro come le opere sulle pareti. Una serie di mani tese, orientate dove occorre maggiormente esserci. Bisogna far proprio l’esempio degli artisti e, subito il fascino della loro opera, essere certi che la sua adozione non risulti solo come azione estetica, ma anche come contributo e sostegno ad una causa, il cui impegno è condiviso nello sforzo. Per questo, se l’arte indiscutibilmente rende l’uomo libero nella sua affermazione e nella sua identità, l’animo sensibile dell’artista può aiutare a ritrovare anche il senso di donare e di restituire dignità proprio con l’aiutare.
Si parla di amore ma non è certo l’amore edulcorato, patinato e frivolo; non l’amore stereotipato di relazioni superficiali. È l’amore di un Bene più alto che trascende le asprezze e i disagi. Che rende la luce e riporta alla vita. Con questi interventi, con tutte queste opere, non si dà esclusivamente un significato culturale e un contributo economico nel sostenere una causa e nel sopperire ad alcune esigenze della comunità, ma si restituisce il senso profondo della possibilità nostra e di chi necessita di aiuto: intervenire per rendere tangibile un cambiamento, cercare di trovare una strada nuova rispetto allo smarrimento dell’avversa circostanza e, più in generale, dell’oggi. Non si lascia accrescere il peso di un giudizio, o peggio si marca di pregiudizialità, ma si ritrova – e con l’arte ancora di più – il sentire che è ancora possibile sperare di cambiare, migliorare per ritrovare il senso più profondo della Vita.
Una mostra per amore… o, credo più intensamente, per speranza.

Matteo Galbiati
Novembre 2007