Monocromo – Rosso, Giallo, Blu. Mostra collettiva

Dal 24 settembre al 7 ottobre 2003  
Monocromo – Rosso, Giallo, Blu

Mostra collettiva
arte contemporanea, collettiva

vernissage: 24 settembre 2003, ore 18.
catalogo: testi di Gabriella Brembati e Donatella Airoldi.
orario: martedì a venerdì dalle 17 alle 19,30 o per appuntamento

Gabriella Brembati
Monocromo

Quintocortile e Bazart, due spazi espositivi d’arte, vicini per la logistica e affini per intenti, per la terza volta negli ultimi due anni uniscono le loro forze e organizzano in collaborazione un evento d’arte. Questa volta a inaugurare l’avvio della nuova stagione espositiva 2003/2004. Trentadue artisti invitati ad esprimersi con un solo colore. Che sia però rosso o blu o giallo.
Colori questi detti fondamentali perché, almeno teoricamente, possono riprodurre tutti gli altri mediante oppure combinazioni tra loro; coloro che sono anche in grado di mutare in bianco se aggiunti al loro corrispondente verde o arancio o violetto.
Conosco personalmente la maggior parte degli artisti selezionati in ragione delle caratteristiche del loro lavoro e quindi invitati.
Conosco il loro modo di far arte e la ricerca effettuata. Alcuni si cimentano abitualmente nei monocromi, altri utilizzano una tavolozza più vasta.
Tutti indistintamente hanno accettato la sfida di una mostra con tema il colore: rosso o giallo o blu. Poter vedere e confrontare e apprezzare le peculiari sensibilità espressive di artisti della contemporaneità attraverso lavori ad un solo colore sembrerebbe a prima vista riduttivo. Di fatto ogni colore ha infinite possibilità; le sfumature, il modo di trattare la materia e il pigmento, il grado di utilizzo e l’assenza del bianco per sfumare e esaltare il colore scelto, la possibilità di creare diverse geometrie, di accedere alla figura, di definire informalmente le superfici pur attraverso un solo colore, possono riuscire a trasmettere l’assenza e l’origine e la “primordialità” del pensiero a base dell’opera; se possibile anche in misura maggiore di un lavoro policromo e più elaborato nella tavolozza.
E’ questa una esperienza non certo nuova. Nel passato spesso grandi maestri hanno utilizzato il monocromo con risultati di assoluto rilievo. Ma è un esperienza che può essere ripercorsa. Il punto di arrivo sarà sempre diverso, così come è sempre diverso il sentiero percorso. Esso cambia e cambierà in continuo il proprio argine e fondo offrendo anche al fruitore sensazioni e esperienze da vivere per ogni passo o nota o pensiero che riuscirà a percepire anche attraverso i messaggi trasmessi dal colore. Il rosso o il giallo o il blu quindi quale medium forte tra l’artista, l’opera, il fruitore.

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Daniela Airoldi
Monocromo rosso, giallo, blu
Spunti di riflessione

Questa non è una consueta mostra o tema con un concetto o una storia da rappresentare, ma è una mostra vincolata dal colore quasi esso stesso fosse un materiale da interpretare o plasmare.
Monocromo, si legge sui testi d’arte, è una tecnica pittorica basata sull’uso di un solo colore utilizzato nell’intera gamma delle sue tonalità.
Il monocromo in senso lato appartiene nella storia dell’arte più al disegno, all’incisione e alla scultura che alla pittura, ance se pitture ad un solo colore furono note già in Grecia e a Roma (per esempio il fregio giallo della Casa di Livia sul Palatino, 30-25 a.C.) e in alcune opere pompeiane. Poi, un po’ in tutte le epoche, il monocromo è stato usato soprattutto come imitazione della scultura e del rilievo, sia in opere isolate che in vasti complessi decorativi applicati alla pittura (pensiamo per esempio ai grandi impianti scenografici del Settecento).
Per l’uso dei colori puri fondamentali dobbiamo invece arrivare fino al Novecento col Bauhaus, con Kandinskij, con Mondrian che costruiva i suoi quadri con gli elementi più semplici come le linee rette e i colori puri. Questa mostra è una serie di sfide e insieme una ricerca.
Una, molto ambigua per la verità, è quella di presentare una serie di opere che, pur essendo fondamentalmente e strutturalmente colorate, potrebbero anche essere rappresentate in una scala di grigi, il bianco o il nero appunto, monocromo per eccellenza.
Allora la valenza del colore, su che cosa va a confrontarsi e a realizzarsi?…
Quali archetipi profondi si mettono in moto nella scelta e nella manipolazione di un solo colore? Che forma può avere un colore?
Forse, come diceva Kandinskij nel suo seminario al Bauhaus, che il giallo assomiglia al triangolo, rosso al quadrato e il blu al cerchio?
Oppure altro?
Rudolf Arnheim cita e sottoscrive le parole dello storico dell’arte Allen Pattillo secondo il quale ‘gran parte di quanto si è scritto sulla pittura si può dire che sia stato scritto quasi come se i dipinti fossero opere in bianco e nero’…

Colori primari fondamentali sono i tre colori puri e indivisibili blu, giallo, rosso. ‘Questi, scrive Arnheim, essendo puri e indivisibili, si possono riferire tutti a un denominatore comune. Ciascuno di loro esclude contemporaneamente gli altri due. …Tuttavia tra due qualsiasi di questi primari fondamentali si può stabilire un ponte tramite la mescolanza’…
E’ soltanto con l’aggiunta di un altro colore che si viene a determinare la percezione della temperatura del colore. Così un giallo o un rosso bluastri appaiono freddi, mente un giallo o un blu rossastri sembrano caldi. I primari fondamentali non possono essere chiamata né caldi né freddi. Non è il colore principale ma la leggera deviazione da esso che determina l’effetto.
Scrive sempre Arnheim: ‘Si è osservato che i colori puri non hanno le qualità dinamiche delle mescolanze… Il carattere rossastro, giallastro, bluastro, col loro far allontanare un altro colore dalle sue fondamentali caratteristiche, produrrebbero quella tensione senza la quale non è possibile l’espressione. I miei suggerimenti, perciò, invitiamo alla verifica sperimentale’.Cogliamo questo spunto si riflessione: avremo colori rossastri, giallastri, e bluastri? Avremo giallo rossastro, giallo bluastro? E blu giallastro e blu rossastro? E da queste mescolanze si individuerà tensione e dinamismo?
E il giallo bluastro farà ‘cozzo’ col giallo rossastro, come dice sempre Arnheim, se messi vicini senza un giallo puro in mezzo?
E due opere blu, poste vicine, faranno ‘cozzo’ fra loro se una sarà blu caldo (con lieve tendenza al rosso) e l’altra blu freddo (con lieve tendenza al giallo)?

Il colore, nella sua percezione, è un elemento instabile ed è sempre determinato dal suo contesto. Il medesimo colore in due contesti differenti non è il medesimo colore. Anche un fondo bianco non può mai essere considerato un fondo di grado zero.
L’interazione percettiva per contrasto o per eguaglianza con le parti intorno interne o esterne all’opera stessa è sempre estremamente incisa o determinante. Tra le altre cose il colore può essere modificato radicalmente dall’illuminazione.
A queste caratteristiche incerte e non chiaramente definibili del colore si possono aggiungere la verità di nomi e corrispondenze per quanto riguarda l’identificazione verbale.
Per il rosso mi viene in mente a caso: rosso corallo, rosso porpora, rosso rubino, rosso sangue, rosso papavero,rosso fragola, rosso lampone, rosso ossido, rosso vino, rosso aceto, rosso fuoco, rosso acceso, rosso spento, rosso pallido, rosso scuro, rosso vivo,…
La natura ci fornisce abbondantemente nomi per identificar le variazioni dei colori, ma di fatto questi sono tutti sempre dettati da suggestioni ed esperienze personali non definite e sfumate. Il valore di una data lunghezza d’onda di un colore, di per sé esatto e identificabile, non è mai esattamente percepibile dall’occhio umano.

Il colore è anche indubbiamente tramite di forti associazioni emozionali: il rosso è eccitante perché ci richiama il fuoco, il sangue e la passione, il blu è misterioso e riposante come il cielo stellato, il giallo ristoratore e luminoso come un campo di grano nella luce del sole. Oppure: il giallo è stato per eccellenza il simbolo della magnificenza imperiale cinese, mentre nell’Europa del medioevo indicava vergogna e disprezzo.
Ma forse il giallo nella Cina era un giallo rossastro, mentre quello del Medioevo europeo era un giallo bluastro.
Goethe distingueva i colori dal lato del Più e i colori dal lato del Meno. I colori dal lato del Più erano il giallo, il giallo-rosso, il rosso-giallo e davano luogo a stati d’animo attivi, vivaci e tendenti all’azione, mentre i colori dal lato del Meno erano l’azzurro, l’azzurro rosso e il rosso azzurro e disponevano a uno stato di inquietudine, di tenerezza e di nostalgia.
Ma anche questi sono elementi in fondo non scientifici e strettamente legali alla cultura e all’esperienza soggettiva.
Con un po’ di pazienza si potrebbero individuare decine di teorici che attribuiscono questa o quella valenza a ciascun colore.

La sperimentalità di questa mostra in sintesi potrebbe essere: osservando le varie opere in cui il colore è diventato opera e l’opera è diventata colore sono visibili caratteristiche insite nei colori stessi? Sono leggibili, oggi 2003 d.c., dei denominatori comuni? Giallo come il sole, o come i pistilli dei fiori, o i campi di grano, o giallo come in cielo inquinato, il colore delle pagine gialle o una colata di zolfo da un vulcano?
Esiste una qualche essenza dei colori?
C’è un colore dalla triade che, oggi ano 2003, è più sentito dagli artisti?
C’è, oggi 2003, inquietudine, gioia, paura, altro nei tre colori primari?
Un piccolo inventario per una piccola ulteriore comprensione degli aspetti psicologici della natura dei colori fondamentali con trentadue artisti che espressamente hanno realizzato le loro opere per queste mostra, regolandoci di fatto uno spaccato attuale estremamente stimolante e interessante.