Mariangela De Maria

Dal 15 marzo al 7 aprile 2006
Mariangela De Maria
Questa sete di luce.
arte contemporanea, personale

vernissage: 15 marzo 2006, ore 18.
catalogo: con presentazione di Claudio Rizzi
orario: martedì a venerdì dalle 17 alle 19,30 o per appuntamento

Una raccolta poetica di Mariangela De Maria, edita alcuni anni or sono, si intitola “Sul crinale”. Crinale indica idea, realtà e passione di esistenza; ritrae tensioni di equilibrio, anelito di infinito; dichiara una visione prospettica oltre le parti e sopra le cose. Quasi a raggiungere conoscenza e atarassia ove “alto è il silenzio”. Titolo che risuona in una lirica di quella raccolta, tanto esplicita da riannodarsi in altra pagina a un verso che declina “come tutto si specchia in te“.
E tutto si riflette davvero. Nello sguardo teso alle vette della percezione, nei segni rarefatti astremati a riconoscere traccia di antichi percorsi, nella luce impervia che si innalza a svelare affabulazioni di cielo.
Poesia intima, sedimentata nel silenzio d’attesa, oltre la materia; come soffice e quasi simbolica, enunciazione ma non strumento, è la materia nei suoi dipinti.
Sentimenti palesati, immagini tradotte da visione a suggestione, spogliate dal contesto dell’apparenza e restituite in emotività. Nulla di visionario, nulla di improvviso e sciolto dai motivi della ragione; anzi, tutto e sempre strettamente collegato. Interpretazione profonda, dunque accessibile ai pochi, di rara eleganza o aristocratica cadenza, impopolare perché contraddizione del luogo comune.
Eppure la pittura di Mariangela De Maria coinvolge anche il profano: avvolge nella grafia del segno, nelle perentorie volute di colore, nella sensazione di moto che induce ad altre mete.
Si intesse il dialogo e il lettore si incammina alla scoperta interiore. Percepisce una prospettiva diversa e nuova, dell’animo e dell’esistenza. Si inoltra nelle tensioni di luce scandite a delineare ambiti di spazio intimo, processi di memoria e accensioni immaginifiche. L’astrazione dal riferimento di realtà diviene concretezza di evocazione nella lettura soggettiva. Musica, luce e spirirualità assumono entità come prendessero corpo. Si appalesano tutte pur nell’assenza d’esplicito. Si affermano, si addensano a invadere la sensazione, occupano spazio e tempo del lettore.
Nella danza delle immagini di De Maria il ritmo detta percezione di presenza e dissimulazione di assenza, parvenze animate oppure anime libere che intonano nella solitudine un coro di umanità.
Risuona un silenzio diffuso, quasi palcoscenico fervido in attesa di improvvisa accensione, motivo latente per accogliere le voci dello spirito. Sono caratteri di lungo corso, fibre della personalità alimentata e cresciuta negli anni di tacita entusiasta appartenenza all’arte.
Mariangela De Maria annovera un intenso cammino anche se il suo “ crinale” ha distinto e ricongiunto assenze e presenze, luci della ribalta e penombre dell’isolamento. Per lungo tempo ha privilegiato segno, disegno, e incisione, quasi soggiornando in un territorio riserva, optando con passione ma consumando intima rinuncia nel mancato approdo alla tela di colore e pittura.
Lungo il tragitto, le erano compagne musica, danza e poesia. Molecole intime, congenite, genesi di una maturazione che doveva sfociare nella completezza del linguaggio artistico e nella piena adronanza delle tecniche espressive.
Nella riservatezza del suo studio evolvevano bozzetti, appunti, testimonianze di viaggio a traccia di una sensazione, l’immagine tradotta, il vero divenuto interiorità, il paesaggio della geografia tramutato in paesaggio dell’animo.
Sino al giorno nuovo: non del coraggio ma della consapevolezza. Nessun ardimento, solo maturità.
A pieno diritto la forza del segno si è coniugata alle volute di colore, pronunciate in immediatezza di energia e rigore, decise come fossero gestuali ma dominate come la compostezza poetica.
La dote innata di capacità figurativa, ignota a molti eppure percepibile, visibile solo negli anfratti dello studio e nelle cartelle degli appunti di viaggio, consente la spontaneità del fluire immaginifico, la sequenza suggestiva che volge oltre il bordo della tela e allude all’infinito, oltre il perimetro della superficie e oltre la convenzione del sociale.
Svetta la libertà interiore, prerogativa dell’arte e di autentica interpretazione. L’allusione all’immenso, spazio, aria e luce, diviene invito a percorrere l’esistenza conoscendo, navigando il proprio destino e governando la rotta.
Per veleggiare all’orizzonte, per varcarne la soglia, per raggiungere il mistero.
Ancora ricorrendo a una sua lirica, per saziare …“questa sete di luce”.

Febbraio 2006
Claudio Rizzi