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Dal 18 aprile al 6 maggio 2005
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Il collante per questa mostra è la geometria, ogni artista infatti è stato invitato a realizzare un’opera quadrata, nelle misure di cm 40×40
arte contemporanea, collettiva

vernissage: 18 aprile 2005 ore 18,00 
catalogo: in galleria
orario: dal martedì al venerdì dalle 17,00 alle 19,00 (altri giorni per appuntamento)

 

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Riflessioni sui primi cinque anni dello Studio Arte Fuori Centro

Ivana D’Agostino

L’attività ormai quinquennale dello Studio Arte Fuori Centro, finanziata prevalentemente alla conoscenza dei vari ambiti della sperimentazione artistica contemporanea pur non essendo mancante alcune ricognizioni sul territorio in cui si colloca la galleria, come Forte Portuense e Vigna Iacobini – si presta per una riflessione, per un primo tirare la fila sul lavoro svolto in questi cinque anni di presenza nella realtà artistica romana.
Arte Fuori Centro supplisce alla propria collocazione decentrata rispetto a spazi di per sé avvantaggiati da ubicazioni più strategiche, con l’ampia diversificazione dei linguaggi artistici proposti, nell’ottica di privilegiare le qualità di ciò e di chi si mostra, dando a questo la maggiore visibilità possibile attraverso il sito internet della galleria, la pubblicità in rete, sulle riviste specializzate e sulla stampa quotidiana. La mentalità propositiva preposta a questo modo di intendere la cultura emerge anche nella programmazione, dal 2002 estesa alle proposte di critici esterni a quelli della galleria con l’iniziativa Spazio aperto, e più di recente, al Reading poetico, sebbene in questi anni non siano mancati canali di comunicazione con i poeti, non escludendo, tra le nuove aperture di Arte Fuori Centro gli incontri del mercoledì tra critici ed artisti finanziati alla maggiore comprensione delle opere e del percorso attraverso il quale si è giunti a quella precisa esternazione.
Non essendoci come si è detto preclusioni di sorta, tutti i linguaggi adottati dall’arte contemporanea, purché riconducibili allo spessore di una ricerca autentica, ricevono qui ascolto. Da quelli risolti con materiali all’apparenza più tradizionali – terracotta, pittura, marmo, carta, cartapesta – alla fotografia su pellicola e digitale, alle copie serializzate con la stampa laser, al video, all’installazione, alla contaminazione più estesa possibile tra tutte le modalità espressive passate, presenti e futuribili.
Arte Fuori Centro presenta inoltre altre particolarità distintive, nel senso che essendo una associazione culturale costituita da artisti e critici, si pone anche come raro esempio di lavoro collettivo non propriamente stretto nell’ambito di distinte, e spesso separate se non antagoniste, specializzazioni.
E’ la collettività dei soci che insieme decide la programmazione annuale dello Studio, così come critici e artisti decidono altrettanto insieme anche gli allestimenti, in un gioco di squadra finalizzato a dare il meglio ad ogni evento.
E questo in una logica no profit mirata a tutelare il fine ultimo da tutti condiviso, ovvero la ricerca, la sola che riesca ad associare all’arte, bilanciandosi tra presente e passato, la condivisione del proprio tempo.

IN FORMA QUADRATA
Percorsi, esperienze, ricerche

Loredana Rea

L’idea che sta alla base di questa mostra, nata dalle ipotesi di lavoro maturate nell’esperienza di Studio Arte Fuori Centro, non è la volontà di sviluppare una ricognizione sistematica tra gli esiti dissimili delle prassi creative legate alla contemporaneità, né il tentativo di elaborare una classificazione organica sulle innumerevoli metodologie progettuali ed espressive che caratterizzano in maniera inconfondibile l’oggi. Semmai l’intento è quello di tracciare una linea che tagli trasversalmente gli assunti, i percorsi e gli obbiettivi che si vanno sviluppando negli ampi territori della ricerca artistica, caratterizzati da una fluida mobilità dei linguaggi e delle esperienze, senza proporre uno schema concettuale, inevitabilmente incapace di contenere non solo la complessa problematica degli assunti, ma anche la molteplicità formale dei risultati.
Si spazia quindi dalla pittura all’utilizzo della fotografia, dalla scultura alla sperimentazione su materiali eterogenei, il tutto obbligatoriamente circoscritto nella perentoria elementarità della forma quadrata, scelta fin da principio come imprescindibile denominatore comune tra le diverse operatività creative, tra le proposte linguistiche spesso molto distanti per formazione e risultati. L’elemento connettivo è appunto il formato che nell’esiguità della superficie (cm. 40X40) e dell’oggetto (massimo cm. 20) riesce a contenere gli esiti, dissonanti quanto a significati e riferimenti, e a materializzare le differenze, le singolarità, le inevitabili diversità di orientamento, che rappresentano il tessuto vitale della sperimentazione contemporanea, e soprattutto riesce a chiarire la complessità di approccio, intenzioni e realizzazioni che caratterizzano le pratiche espressive, le direzioni tangenti o divergenti e i criteri metodologici e progettuali di questo eterogeneo nucleo di artisti, che, pur muovendosi con la medesima lucidità e consapevolezza dentro le problematiche dell’arte, ha elaborato una pluralità di esperienze tale da apparire disorientante, la bussola per orientarsi, al di là di ogni struttura critica spesso troppo interessata a mettere ordine, a schematizzare, deve essere invece la consapevolezza che a guidare la ricerca contemporanea è l’estrema libertà espressiva, perseguita con gli strumenti e i mezzi più diversi e alimentata da una profonda intenzionalità costruttiva, anche quando i risultati sembrano opposti. Questa libertà riflette infatti l’illimitata ricchezza di possibilità di cui gli artisti dispongono in una società come l’attuale, in cui sempre più forte è il bisogno di trovare un equilibrio dinamico tra gli stimoli offerti dalla globalizzazione culturale e la riscoperta delle originarie radici. Proprio l’inconfutabile evidenza di una contaminazione coscientemente ricercata, e dialetticamente connessa all’insopprimibile necessità di maneggiare con estrema disinvoltura i mezzi legati alla tradizione e quelli prodotti dalle nuove tecnologie , dimostra che l’arte è un linguaggio in continua evoluzione e che gli strumenti e i metodi di espressione possono essere rimodellati o anche semplicemente citati e amplificati, per assumere significati sempre diversi e veicolare sempre diverse emozioni, capaci di materializzare percorsi, esperienze e ricerche sviluppate in direzioni spesso affini, ma talvolta discordanti.