Carlo Nangeroni. Mostra personale

Dal 21 Febbraio al 13 Marzo 2018
Carlo Nangeroni. Mostra personale
arte contemporanea, personale

Martedì 20 febbraio 2018, alle ore 18,00, la Galleria Scoglio di Quarto, via Scoglio di Quarto 4 – Milano- inaugura la mostra personale di Carlo Nangeroni.
Saranno presentati recenti dipinti del Maestro.
La mostra è a cura di Francesco Tedeschi.

Catalogo in galleria

Carlo Nangeroni nasce a New York il 24 giugno 1922 da famiglia di emigranti lombardi. Nel 1926 raggiunge l’Italia per studiarvi. Dal 1938 al 1942 frequenta i corsi della “Scuola Superiore di Arte Cristiana Beato Angelico” di Milano e nel contempo i corsi serali a Brera, per poi, nel 1946 tornare negli Stati Uniti e stabilirsi a New York. In quegli anni entra in contatto con le idee ed i protagonisti dell’action painting, nello stesso periodo conosce e si interessa agli esperimenti su suoni e rumori del compositore Edgar Varèse. Nel 1949 allestisce la sua prima esposizione personale alla New York circulating gallery of paintings. Per un breve periodo dipinge con orientamento astratto espressionista . Le opere di questo periodo verranno poi esposte in una personale del 1958 alla Meltzer Gallery, sulla 57° strada. In quei medesimi anni si occupa di scenografia collaborando con la rete televisiva della National Broadcasting Company con allestimenti e realizzazioni per opere liriche e di teatro di prosa. Dal 1954 al 1957 lavora ad una serie di opere quasi monocrome (bianco con piccole aggiunte di colore) a forte texture e lieve rilievo, dove ricordi figurali si mescolano a partiture inoggettive. Nel 1958 torna in Italia e si stabilisce a Milano per potersi dedicare esclusivamente alla pittura. Nel novembre 1959 espone per la prima volta in Italia alla Galleria Schneider di Roma assieme allo scultore Carmelo Cappello. Nel 1960 ritiene concluso il suo periodo informale e muta le libere pennellate in elementi plastici definiti, cominciando a sperimentare un’organizzazione razionale. Da pennellate arcuate derivano elementi semicircolari e da questi nasce il cerchio che diventa una costante di base del suo lavoro. Nel 1963 conosce Emilio Scanavino che lo invita a Calice Ligure, nell’entroterra Savonese, località che anche per Nangeroni diventerà la sede estiva. Nel 1965 e poi nel 1973 è invitato alla IX Quadriennale di Roma, mentre è del 1972 la presenza alla Biennale di Venezia per la grafica. In questi anni opera nell’intento di sviluppare una sua grammatica di lavoro, utilizzando prevalentemente gamme di grigi su fondi bianchi e quasi abbandonando il colore. Dal 1981, affascinato dalle combinazioni, dalle variazioni tematiche e dalle ambiguità del colore, sperimenta e sviluppa poi un cromatismo iridescente per mezzo di accostamenti di rette verticali colorate e piccole diagonali che formano un tessuto di microstrutture dove la luce e’ una preoccupazione costante del suo operare. Nel 1986 viene invitato alla Biennale di Venezia nella sezione “Colore, aspetti della ricerca cromatica organizzata” e alla Xl Quadriennale di Roma. Continua, poi, negli anni Novanta questa sua ricerca frammentando in particelle di colore le campiture per ottenere una maggiore vibrazione luminosa. Dal 1973 al 2004 è docente presso la Scuola Politecnica di Design di Milano. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, in Svizzera ed in Italia.

 

Carlo Nangeroni, lavori recenti (2013-2018)

Francesco Tedeschi

La struttura base del linguaggio pittorico di Carlo Nangeroni, definitasi nel corso degli anni Sessanta, si riconosce nella forma-figura del cerchio. In essa risiede la potenzialità “costruttiva” e “dinamica” che caratterizza le sue composizioni. Costruttiva in quanto l’infinita combinazione del riproporsi della sua fisionomia lineare, nella disposizione regolare, ma sempre aperta alle variazioni dei rapporti proporzionali, geometrici e cromatici, nasce dalla scelta di rispondere a regole, paragonabili a quelle che guidano la creazione musicale. Dinamica sulla base della ragione fondante del suo confronto con gli esiti della pittura, che si definisce in termini progressivi, come segno di una incessante volontà di cambiamento, di relativizzazione dei risultati raggiunti e di ricerca di una ulteriore possibilità dentro e oltre l’equilibrio volta per volta raggiunto. A partire da suggestioni che trovano affinità con le molteplici rappresentazioni del disco cromatico prodotte nella pittura fra Ottocento e Novecento, da Philip Otto Runge a Robert Delaunay e oltre, il rapporto tra la forma-base del cerchio, le varianti che essa può instaurare e il loro valore in senso lato simbolico, si ritrovano nelle sue composizioni ordinate e regolari, ma sempre soggette a un movimento interiore, della luce e della forma. In questo, la sua pittura si muove nell’area di un’astrazione che approfondisce le sue ragioni interne, senza essere ripetizione di modelli. Piuttosto, si può parlare di “variazioni”, cioè di continue e successive elaborazioni di ipotesi che scaturiscono da un motivo di base. Nelle opere degli anni Settanta-Ottanta, il processo di individuazione dei temi di base ha raggiunto la sua dimensione compiuta, nel proporre alla forma linguistica essenziale, del cerchio, di agire all’interno di una struttura unitaria, che occasionalmente può andare a coincidere con una griglia, in una disposizione e in un rapporto fra orizzontali e verticali secondo equilibri che sono conseguiti per sensibilità cromatiche. In termini e in tempi recenti, il percorso compositivo, sempre derivato da una assidua pratica disegnativa e di progettazione di nuove formule, manifesta da una parte l’accentuazione di una tensione dinamica, dove la diagonale diventa fattore determinante, dall’altra sembra placarsi o cercare un ritmo più pacato, nelle realizzazioni fondate su uno sviluppo di tipo orizzontale. Si potrebbe anche per queste indicare delle assonanze di tipo musicale, fra una concezione sinfonica, con variazione di movimenti, e una disposizione secondo il modello della fuga, con andamento continuo e continuativo. Il rincorrersi in diagonale delle strutture di luce, che si poteva riconosce diversamente presente anche nel suo lavoro precedente, ha assunto nelle opere realizzate intorno al 2015 il valore di elemento portante, accentuando un tratto che già in alcuni dipinti dei primi anni del nuovo millennio aveva condotto Nangeroni a una nuova formulazione di dinamismo, accentuato nella presentazione e nella percezione, richiamando la concezione architettonica di una chiesa gotica.Subito dopo, o parallelamente, egli ha trovato la necessità di ricorrere a un modo di intrecciare le forme a cerchio, che così sovrapponendosi introducono delle pause, degli spazi-colore, dove un fondo continuo emerge quale accento unitario, che fonde il gioco delle sinusoidi con la stabilità dei punti di appoggio. Si tratta dello sviluppo individuabile a partire dalla composizione fortemente orizzontale del 2013, qui presentata, tutta giocata su tonalità di grigio, che vede nella serie di opere composte fra la fine del 2017 e le prime settimane del 2018 la sua nuova applicazione. In queste, l’accompagnamento di fondo dà vita a flussi, a vere e proprie onde (“Waves” è il titolo attribuito a una di queste), dove lo sviluppo continuo genera un processo fortemente orizzontale, ma non statico, scandito anzi in una planarità che evoca un certo naturalismo. Accentuando e riducendo il gioco del colore e della linea, Nangeroni rivela anche in questa fase della sua inarrestabile spinta alla generazione e rigenerazione di immagini, motivi e spunti creativi, la capacità di librarsi tra gli estremi di un vocabolario solo apparentemente ridotto, dove c’è sempre posto per l’invenzione e lo stupore. In questo suo concepire la forma in una regolarità fondata sulla modificazione, Nangeroni pone l’invenzione e il rinnovamento all’interno di un processo che conosce infinite possibilità di modificazione del rapporto tra la forma unitaria continua e l’ideazione di combinazioni in cui si manifesta il distacco da ogni pericolo di rigidità e di chiusura, fino a introdurre volute “ambiguità”, nel segno di un innato “lirismo”.