ALBA SAVOI. S-velare scritture 2005 – 2009

Dal 6 al 27 Ottobre 2009
ALBA SAVOI. S-velare scritture 2005 – 2009
arte contemporanea, personale

vernissage: martedì 6 ottobre 2009 dalle ore 18,00
orario: martedì a venerdì dalle 17 alle 19,30 o per appuntamento

Martedì 6 ottobre 2009 alle ore 18,00 a Milano presso la Galleria Scoglio di Quarto, via Ascanio Sforza 3, diretta da Gabriella Brembati, si inaugura la personale di Alba Savoi. S-velare scritture 2005-2009, testo critico di Matteo Galbiati.
L’esposizione rimarrà aperta fino al 27 ottobre, secondo il seguente orario:
dal martedì al venerdì, dalle 17,00 alle 19,30 o per appuntamento.

Alba Savoi prosegue nella freschezza di una giovanile intenzione: continuare a scovare la leggerezza dell’intuizione per sondare la profondità del senso.
Con una curiosità sinceramente spontanea, a tal punto dichiarata da non concedersi neppure – sebbene meritata – il giusto fasto di una mostra storico-celebrativa, mostra l’intenzione di lasciarsi scrutare nelle sue recenti conquiste. Ecco le ultimissime opere con gli Haiku – nelle varianti europea e nell’originale giapponese – poesie, brevi ed essenziali, che si stagliano nel campo increspato delle tele. Una poesia intera, una stesura completa che dà voce e struttura ad un discorso compiuto, riordinando segni, lettere, parole, prima sparse e disseminate nel cosmo delle sue tele.

IL CONTINUO S-VELARSI DI UNA STORIA

Qualche anno fa scrissi una recensione su una bella mostra che si era tenuta nella galleria milanese Scoglio di Quarto – la stessa dove si tiene questa nuova della quale sto scrivendo ora – una di quelle mostre che passano, purtroppo, in sordina e nel silenzio, lontane dai clamori, dalle luci – a volte troppo patinate – del “sistema”; una mostra che era però di notevole contenuto, interessante per la straordinaria coerenza del linguaggio espresso dalle e nelle opere che la componevano. Mi persuasero subito la poetica e la poesia dell’artista che, proprio in quell’occasione, stavo iniziando a conoscere: Alba Savoi e il suo lavoro si svelavano coesi nell’armonico pensiero-riflessione reso ricerca assidua nel corso degli anni. Il tempo successivo ha dato modo di approfondire la nostra conoscenza e di accrescere in me la stima e l’entusiasmo verso il suo lavoro, ed è per questo che mi trovo oggi, con orgoglio e passione, a parlare di lei e della sua recente opera non per una semplice recensione su una rivista, ma per un testo che accompagna l’ultimo suo catalogo, che documenta le opere più recenti, nel segno del percorso fino ad oggi compiuto.
Per il lungo tempo in cui ho meditato sul testo – per me rimane un onore oneroso celebrarla con questo scritto – ho letto le critiche che negli anni sono state redatte sulla sua ampia e ricca opera; ho visto i lavori, li ho analizzati; ho insomma preso visione e approfondito tutta la ricca documentazione che Alba – mi permetto di chiamarla semplicemente per nome – mi ha mandato con la precisione e attenzione che la contraddistinguono. Ho riflettuto, ho osservato quale cura avrei avuto nell’impostare, nella maniera più opportuna e consona alla circostanza, la mia indagine. Poi, parlando con lei al telefono, ho trovato lo spunto essenziale. Centrato precipuamente per il momento. Ho deliberatamente scelto di abbandonare tracce e sentieri filologici, filosofici e critici per non lasciarmi condizionare da nient’altro di diverso che dal suo spirito. Quello stesso spirito che, preannunciato dal suo sorriso, dalle sue battute, dal suo raccontarsi, si s-vela come una storia affermata nelle opere. Una storia di lunghi capitoli che non inciampano mai nella parola fine, né che la vogliono minimamente pronunciare.
In quella telefonata, che aveva assunto i toni di un dialogo tra lo scherzoso e il faceto, Alba, parlandomi della sua mostra, composta da lavori racchiusi nel quinquennio compreso tra il 2005 e il 2009, mi disse che sarebbe caduta nell’anno che celebra i suoi ottanta anni – la mia non vuole essere una mancanza di rispetto nel dichiararne l’età, di cui lei stessa non fa mai mistero, ma è un tributo di orgoglio e stima – e, mentre disquisivamo ironicamente di questioni anagrafiche, pensai: una giovane di ottanta anni! Fu questo pensiero che mi portò a ripensare alla mia critica.
La mostra avrebbe potuto riassumere il lungo percorso artistico iniziato oltre cinquant’anni fa e, in occasione di un traguardo raggiunto, fare una sorta di punto della situazione da presentare sulla scena artistica milanese; un resoconto, un riassunto dell’avvincente cammino i cui passi sono segnati da differenti sviluppi e cambiamenti come ogni opera chiaramente denuncia nella sua storia artistica. Invece no.
Alba ha scelto di concentrarsi sugli ultimi lavori, sugli ultimi e più recenti capitoli di una storia che allunga sempre il proprio racconto verso il domani e che, mai paga, vede il passato solo come un’esperienza vissuta e un esempio da considerare. Non è un peso né un limite. In questo credo stia la straordinaria capacità di Alba Savoi: avere la voglia continua di mettersi in gioco e di seguitare a cercare. Questa dovrebbe essere la prima missione dell’artista: non fermarsi mai. Un insegnamento.
Molti giovani artisti, infatti, si spengono nell’autocompiacimento e nella ri-proposizione di quello che – a detta comune – funziona: si compiace un gusto, una richiesta; si accontenta e ci si accontenta. Non si ri-cerca più. Succede che gli artisti lavorino assuefatti dalla riuscita estetica del proprio lavoro, restituendosi come semplici esecutori della propria arte e non come suoi inalienabili poeti. Alba Savoi non si cura affatto delle cose che devono funzionare, ma presta accorta cura e attenta dedizione alle sue opere, affinché possano essere sempre capaci di dire. Raramente succede di trovare un legame ed una reciprocità così saldi e coerenti tra l’artista e la propria opera, che assecondano la peculiarità del suo sguardo gettato sul mondo in un continuo e irrefrenabile rinnovamento. La sensibilità poetica che induce ad esprimersi nelle vie dell’arte, trova così in Alba Savoi una protagonista assolutamente coerente di questa necessità impellente e quasi urgente di dire, di pronunciare la storia.
Da decenni la centralità della sua opera verte sul linguaggio, sulla parola e la sua forma, estrapolata dal linguaggio, che assume come codice, come segno, come agente di trasformazione di sé stessa e di ogni concetto che vuole – più o meno stabilmente – decifrare.
Attraverso i libri d’artista, le stoffe ripiegate, le carte tagliate, le piegature, le rielaborazioni sul disegno e sulle immagini, una calligrafia artistica inconfondibile sia nelle tele che nelle sculture, Alba Savoi s-vela il principio cardine di un dire attraverso le parole – e pure la loro misteriosa assenza – che esulano dal loro codice pre-configurato e si ricompongono in un altro idioma. Leggono tra le righe – tra le pieghe appunto – di un pensare che sposta sempre oltre il proprio sguardo e allunga costantemente i capitoli estremi del proprio narrare. Il dubbioso generare interrogativi ci proietta nel vortice visivo delle sue composizioni, nel caleidoscopico e riflettente mondo di immagini che, moltiplicate, duplicate, riflesse, specchiate, scomposte in pixel, montate specularmente, dietro un angolo, lasciano intravedere una via nuova. Un universo che è ancora tutto da esplorare con una de-codificazione di strumenti linguistici che riabilitano le parole in forme e le forme in parole nella potenza delle immagini.
Questi lavori potrebbero lasciar trasparire una funzione troppo concettuale e astratta, lontana dalla sensibilità comune, ma Alba diventa consapevole e il suo s-velare lo riabilita in nuova sostanza che ri-vela allo spettatore altre possibilità: facendo suo il principio che l’Arte è comunicare, ogni opera supera il confine dal quale parte e si rende, metafora metamorfica, in qualcosa che riesce sempre a diventare altro percepibile. Un altro valido quindi; un principio alterante nella moltiplicazione ripetuta dei frammenti della realtà da cui parte e dell’altra a cui tende. Così le garze, le veline diventano corpo che concretizzano l’opera e, avvicinandola ai sensi di chi la osserva, ne catturano l’attenzione, riportando concretezza all’ispirazione, alle idee, al senso profondo di una storia che, in questi termini, si può condividere.
Con parole semplici – radice fondante di questa poesia – nei recenti lavori Alba Savoi sceglie di mettersi nuovamente in gioco, riservando attenzione alla visione dello spettatore, senza il timore del giudizio che la novità di inediti enunciati, inevitabilmente, comporta. Questo essere presenza tra le righe, lascia trasparire la maturità e la pienezza di una ricerca di cui l’artista ha timone saldo e padronanza piena. Alba racconta una storia che si evolve che si ramifica nei suoi differenti spunti di ricerca, ma che segue sempre una strada, un percorso; che s’incammina nella direzione di uno sguardo che ha chiaro il proprio orizzonte.
Non c’è mai tempo che ceda al tempo e – da qui la mia profonda e rispettosa ammirazione per la vigorosa gioventù della sua età – Alba Savoi prosegue nella freschezza di una giovanile intenzione: continuare a scovare la leggerezza dell’intuizione per sondarne la profondità del senso. Con una curiosità sinceramente spontanea, a tal punto dichiarata da non concedersi neppure – sebbene meritata – il giusto fasto di una mostra storico-celebrativa, mostra l’intenzione di lasciarsi scrutare nelle sue recenti conquiste. Ecco le ultimissime opere con gli Haiku – nelle varianti europea e nell’originale giapponese – poesie, brevi ed essenziali, che si stagliano nel campo increspato delle tele. Una poesia intera, una stesura completa che dà voce e struttura ad un discorso compiuto, riordinando segni, lettere, parole, prima disperse e disseminate nel cosmo delle sue tele. Pur avvolto nell’essenzialità del proprio genere, la brevità dell’Haiku restituisce l’intenzione generante che ad Alba Savoi rimane chiara nel proprio pensiero. Una poesia fresca, attentamente lucida, riguardosamente conscia di non essere un oggetto alla moda ma soggetto – tra altri venuti ed altri attesi – di una lunga storia che non si esaurisce in un momento, in una circostanza, e non si svolge nel breve tempo di una stagione.
Quella storia, iniziata molto tempo fa, ancora ne cerca e desidera altrettanta da scoprire e da svelare spingendosi verso le in-attese scoperte dei suoi futuri capitoli. Una storia che prosegue un cammino guardando costantemente avanti, senza dimenticare la radice del proprio raccontarsi. Radice dalla quale vorticosamente si genera non sprofondandosi nel basso e nel vuoto, ma aprendosi all’alto del vasto resoconto delle esperienze appena conseguite. Infaticabile, mai paga, Alba Savoi non si fa bastare nulla di ciò cui arriva e, opera dopo opera, continua a proporsi, a mettersi in gioco.
Non restano parole differenti che possono impegnare meglio la visione di tutto l’entusiasmo di un’Arte che si rigenera in una lirica ancora curiosa della bellezza. La sua allora non è più solo una storia che si esaurisce nella sintesi estrema di una manciata di segni e parole che sfiorano concisi l’infinito, ma diviene una porta aperta su quel futuro tutto da esplorare che quell’infinito pare sempre preannunciare.

Matteo Galbiati
Agosto-Settembre 2009